campagne tibetane

sottotitolo: siamo tutti punti

i tibetani hanno una visione di futuro olistica e immobile. ai figli dei meno abbienti viene riservata un’infanzia nella misura del possibile spensierata perché il futuro, per loro, sarà gramo.

al contrario, i primi anni di vita dei figli di chi vive nell’agio, sono fatti di educazioni strette e severe perché, a loro, la vita riserverà periodi comodi.

questa è una delle letture del ciclo umano (una delle tante letture possibili) secondo cui, nell’arco dell’esistenza, un uomo sperimenta tutto. ricchezza, povertà, amore e odio, gioia e tristezza, equilibrio e disequilibrio. l’uomo nel corso della sua vita sperimenta l’abbondanza. chiudete gli occhi (fatelo!) e ripetete mentalmente “ab-bon-dan-za… ab-bon-dan-za”. Oltre a essere una parola sontuosa*, cosa vi evoca? Denaro? Eventi fortuiti? Calamità a iosa?

Hai ragione

Qualsiasi cosa ti evochi la sontuosa* parola abbondanza, hai perfettamente ragione. Abbondanza, in realtà, è il “normale fluire fluido delle cose”, cioè la capacità di lasciare arrivare a te ciò che desideri, tronchi che non incontrano resistenza nel fiume in cui stanno scorrendo. E, alla fine del fiume, laddove le acque si separano o muoiono, ci sei te. Te e te soltanto. Quali tronchi faranno la tua zattera e quali la distruggeranno, quali tronchi arriveranno a te perché sono ciò di cui hai bisogno e quali invece – i tronchi dannosi per te – seguiranno altre diramazioni del fiume e non arriveranno mai tra le tue mani, lo decidi te. Quindi, a prescindere da quali tronchi riceverai, hai ragione te.

dire, fare, baciare, lettera o testamento?

la visione (tanto olistica quanto immobile) tibetana della vita la sperimentiamo tutti i giorni anche noi. e questa cosa è embrionale (forse persino prione) alla faccenda dell’abbondanza.

raccogliere l’abbondanza prevede un sano individualismo, che non è l’imporre il proprio modo di essere ma è renderlo visibile in modo chiaro, indissolubile e in dissolvenza. è restare fermi andando incontro agli altri. è scrivere una parola a te indifferente ma cara ai tuoi interlocutori. è fare un gesto che non ti snatura ma accontenta l’altro. chi racconta che occorre stare bene con sé per stare bene con gli altri racconta frottole perché occorre stare bene con gli altri per stare bene con sé. l’uomo è divisione dei pani e dei pesci, non creatore e distributore di pane e pesci.

l’individualismo sano si verifica quando, pure rimanendo sé, si accoglie il punto di vista altrui capendone le differenze. così, fino a quando non saprai i perché, è inutile cercare di interpretare i cosa. l’individualismo malsano è quello che impone i propri punti di vista, non credendo nelle diversità, interpretando le ottiche altrui secondo le nostre chiavi di lettura. come leggere un libro al contrario, chiuso e con gli occhi bendati.

c’è individualismo sano nel chiedere agli altri ciò che non siamo in grado di darci noi stessi, c’è individualismo prevaricante e malato nel chiedere agli altri ciò che non siamo pronti a dare loro.

siamo solo dei punti

te, io, la mia ex moglie (no, la mia ex moglie no), siamo tutti dei punti.

questo punto sei te, io (ma non la mia ex moglie)

se facciamo un passo indietro rispetto a noi, se ci osserviamo come se non fossimo noi, accanto al puntone che ci rappresenta, possiamo vedere tanti altri punti più piccoli, che sono i nostri diversi noi.

no, il digito non soffre di sdoppiamenti della personalità, vi preghiamo di crederci.

quei tanti punti siamo i tanti noi: il noi amorevole, il noi stronzo, il noi completamente abbandonato agli spasmi mioclonici.

protési sulle pròtesi

quei tanti noi sono quelli che le persone vedono nelle varie circostanze. c’è chi ci vede tutti i giorni, ogni tanto, quasi mai, mai. al netto di questi ultimi c’è chi non capisce quale di questi punti ci rappresenta. la risposta è tutti.

se, sul piano immaginario, prendessimo ancora di più le distanze, riusciremmo a vedere ancora altri punti, che siamo sempre noi, un numero maggiore di noi. ampliando ancora lo scenario, da maggiore distanza, vedremmo un’infinità di puntini attorno a punti più grandi. siamo noi, noi tutti, uniti da fili che sono tutt’altro che invisibili. ne parlavo con riccardo giorni fa: si chiama solipsismo metafisico. ciò che non è nella tua mente non esiste. ciò che non conosci non fa parte del tuo modo di pensare, le parole che conosci sono quelle che usi per raccontare e vivere la realtà che ti circonda.

in aperta campagna

per quanto tu possa essere evoluto, per quanto tu possa essere saggio ed elevato, sai che ti troverai di nuovo, prima o poi, in aperta campagna. senza sapere dove sei, lontano da tutto e da te. questa è la caducità dell’uomo. nonostante il tuo ricorso storico, il tuo ritrovarti per l’ennesima volta in aperta campagna, continuerai a perseguire i tuoi scopi di evoluzione ed elevazione. perché questo è il metro con cui si misura l’uomo. forse l’unico. la capacità di evolvere e migliorare, sapendo che è una strada senza fine, sapendo che quel sentiero, spesso irto e impervio, si fonde completamente con il cielo e dà luogo a un solo, eterno, bellissimo panorama al cui interno noi, così a spasso, siamo solo un punto.

* sontuoso è un termine preso in prestito da una persona a me cara che ritiene sia una parola bellissima

in gnagna we trust

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20 Comments

  1. Avatar cristiana 09/06/2019 at 09:52

    OM!
    Non ghigliottini più?
    Ciao e buona giornata.
    Cri

    Reply
    1. digito digito 10/06/2019 at 11:48

      buongiorno, ieri me la sono persa, ma oggi no 🙂

      so sorry (in ogni caso, leggendola, non avrei saputo la risposta)

      Reply
  2. Avatar Daniele Verzetti Rockpoeta® 09/06/2019 at 11:35

    Se siamo collegati tutti quanti da un unico filo che unisce tutti noi “punti” oltre che i punti che rappresentano ciascuna parte di “noi” , questo dovrebbe farci capire come siamo un unico universo e come gli egoismi e gli individualismi malsani dovrebbero essere abbandonati per perseguire un’unica sensazione di benessere attraverso il perseguimento della visione tibetana della vita e dell’esistenza.

    Reply
    1. digito digito 10/06/2019 at 11:49

      maestro. hai scritto in 4 righe quello che non sono riuscito a scrivere in 100
      mi sa che la sintesi non è un mio dono

      Reply
  3. Avatar Irene 09/06/2019 at 18:25

    Sono in aperta campagna a riposarmi momentaneamente. Vorrei stare lontana dal fiume, che i tronchi hanno fracassato la zattera negli ultimi anni (non ho sontuosamente evocato, probabilmente).
    Torno a mollo tra un pò. Nel mentre vado a pag. 45.

    Il sano individualismo va relazionato ad una certa dose d’amore per se stessi, o no? Se non hai parole buone verso te stesso, avrai mai parole d’empatia verso chi con te interloquisce?

    Reply
    1. digito digito 10/06/2019 at 11:51

      non c’è individualismo senza amore per se stessi. (mi ricollego a pagina 47)
      ma non ci può solo essere amore per se stessi se non c’è amore per gli altri, se non c’è gratitudine per le cose belle che ci vengono letteralmente donate.

      l’empatia, però, secondo me è altra cosa. credo si possa essere empatici e indulgenti con gli altri, pure non essendolo con se stessi.

      Reply
  4. Avatar Mariella 09/06/2019 at 19:31

    Torno dopo qualche tempo da te e scopro di non essere più all’altezza di leggere un tuo post senza usare le “cuffie”. Ma ci provo.
    Posso dichiarare che per me è individualismo sano?

    Reply
    1. digito digito 10/06/2019 at 11:52

      ciao e ben ritrovata. puoi dichiarare tutto quello che vuoi. basta che non mi picchi 🙂

      questa è casa nostra, quindi anche tua.

      Reply
  5. Avatar Anonimo 09/06/2019 at 21:57

    Ottima interpretazione per quanto riguarda ciò che tutti noi siamo , nella visione olistica che noi siamo Uno con il tutto che sperimentiamo ogni giorno .
    Ne hai scritto un bellissimo pensiero , complimenti .

    Un caro saluto

    Rosy

    Reply
    1. digito digito 10/06/2019 at 11:52

      ? grazie

      Reply
  6. Avatar Anonimo 14/06/2019 at 12:15

    Una moglie che ti lascia crea un vuoto insanabile. Per questo scrivi le cose strane.

    Reply
    1. digito digito 16/06/2019 at 04:30

      no. scrivo cose strane anche da prima

      Reply
  7. Avatar gus 14/06/2019 at 12:18

    Una moglie che ti lascia crea un vuoto insanabile e per questo scrivi strano.
    Io, a volte, ti prendo in giro ma ti voglio bene, forse più della moglie che ti ha lasciato.

    Reply
    1. digito digito 16/06/2019 at 04:31

      ma a te, esattamente, chi ti ha detto che mia moglie mi abbia lasciato? tutta questa sicurezza nell’intendere il pensiero altrui, da quale dolore viene?

      Reply
  8. Avatar gus 16/06/2019 at 10:31

    Io non chiedo. Affermo e la smentita svela il vero.
    Tua moglie non c’è. Il motivo non è importante, il risultato, sì.
    Ti manca la donna.

    Reply
  9. digito digito 16/06/2019 at 10:36

    come dici tu. certo. perché non ho una donna. gus. davvero. sei libero di dire ciò che pensi, ma crederci al di là della verità appare poco saggio. soprattutto da uno che mi dà del pazzo e dello stronzo, mi aspetto qualcosa di meglio di tutto questo poco. per il resto fai tu. non ritengo necessario aggiungere altro.

    Reply
  10. Avatar gus 16/06/2019 at 11:34

    Digito, io enfatizzo e non penso che tu sia pazzo. Ti conosco poco e provocando potrei riuscire ad aprirti. E’ solo un gioco. Per ora so che sei intelligente e creativo. Maneggi bene il sarcasmo. Riesci a conoscere subito l’interlocutore.

    Reply
    1. digito digito 17/06/2019 at 10:30

      come sopra gus. non è nulla di personale, credimi, ma non ho nulla da aggiungere

      Reply
  11. Avatar gus 17/06/2019 at 10:48

    Io, niente da togliere.
    Sono posizioni inconciliabili.
    Un saluto.

    Reply
    1. digito digito 18/06/2019 at 05:11

      ?

      Reply

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