letargo

non vado mai agli appuntamenti che mi do perché, conoscendomi, so che non ci andrei. non ci vado perché so che non ci sarei.

penso in francese e in inglese, perché non voglio vedere le cose come le vede la mia lingua, ché un idioma è stato coltivato nel passato e di questo porta con sé tutti i traumi che furono.

non sono: la mia forza e il mio vivere mi fanno essere. non so che giorno sia, perché non c’è tempo in cui non vorrei essere.

non so cosa so, so quello che so. non so cosa sono, so ciò che non sono.

amo e mi appassiono, ma da spettatore esterno di me, così nessuno mi fa diventare come vorrebbe che io fossi.

ciò che c’è già non è vero, perché ciò che sono non esiste, non si vede, ma c’è.

percepisco un nulla rispetto a ciò che la percezione mi offre e, questo, fa di me un uomo piccolo piccolo. un crescere in eterno che mi inchioda a terra, accettando di non potere mai diventare l’uomo che vorrei essere ma che ho il dovere di provarci con impegno.

sono grato per quello che ho, per quello che ho avuto e che avrò. scelgo di amare. scelgo di provare gratitudine. ho capito che crescere non vuole dire ampliarsi, ma aprirsi. e scelgo in modo cosciente di dire sì.

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53 Comments

  1. Avatar frida 09/09/2019 at 09:56

    Nell’ Antica Grecia ( nel V sec a.C. ) saresti stato un sofista perfetto.
    Impareggiabile.
    Oggi il termine ( sofistico ) ha assunto un’accezione negativa ( rompiballe ), ma la corrente filosofica in questione ( non si può parlare di una vera e propria Scuola ) era una cosa seria , occupandosi di problemi etici, morali e politici che vedevano l’uomo al centro delle discussioni.

    Reply
    1. Avatar Claudia 09/09/2019 at 14:28

      Perdona Frida se rovino la poesia del tuo commento, ma quella traduzione tra parentesi mi ha fatto pensare che l’accezione che si dà oggi al termine “sofista” è ancora più adatta a Germano.
      Eppure gli voglio bene…
      Lo giuro. 😛

      Reply
      1. digito digito 10/09/2019 at 05:22

        Gnegnegne (te l’ho scritto ieri, non te lo scrivo qui) 🙂

        Reply
    2. digito digito 10/09/2019 at 05:21

      i sofisti son creature brutte un bel po’. a loro però il merito di avere parlato di psyché e nous, concetti quasi del tutto spariti nell’occidente odierno, ma che hanno tenuto banco per millenni. e sì, questi pensieri (che scrivo sul blog perché altrove ne perderei le tracce e, di certo, col tempo li dimenticherei o li supererei appannaggio di altri pensieri) sono decisamente da rompipalle. ma segnano la mia crescita interiore.

      Reply
        1. digito digito 12/10/2019 at 11:20

          ho letto. letto e riletto. grazie 🌹

          Reply
  2. Avatar francesco 09/09/2019 at 10:11

    di argomenti simili, in qualche modo, parlavo ieri con una tipa. nel letto di casa mia

    Reply
    1. digito digito 10/09/2019 at 05:22

      onore a te. io ne parlo da solo (sono pippe mentali, no?) 🙂

      Reply
  3. Avatar Daniele Verzetti Rockpoeta® 09/09/2019 at 15:04

    Aprirsi al mondo è crescere anche se oggi questa apertura è più difficile per un mondo in parte vuoto ed in parte anche superficiale. Trovo che il crescere oggi comporti purtroppo un’apertura selettiva molto più di qualche tempo fa.

    Reply
    1. digito digito 10/09/2019 at 05:23

      non lo so, daniele, se oggi ci vogliono doti che ieri non erano necessarie. so che se ti apri al mondo, a fine giornata, tra le braccia ci trovi ciò che vuoi tu

      Reply
  4. Avatar cuoreruotante 09/09/2019 at 21:58

    La chiusa mi piace tantissimo, dire di si è sempre un atto di coraggio

    Reply
    1. digito digito 10/09/2019 at 05:25

      sai che non lo so? dico… non so quanto abbia senso interpretare. atto di coraggio? di fiducia? di fede? e per chi? in chi? a me piace vederla per quello che è, senza aggiunte semantiche. dire di sì è un dovere verso noi stessi. altrimenti non sapremo mai cosa ci siamo persi. a me questo fa paura di più

      Reply
      1. Avatar cuoreruotante 11/09/2019 at 21:44

        aprirsi, ” mettersi a nudo”, rischiare di rimanere feriti, riprovarci, con audacia e un pò di speranza, a me fa sempre più paura e lo trovo davvero un atto di coraggio che io non ho più

        Reply
        1. digito digito 12/09/2019 at 07:15

          garbata amica virtuale. non so (non lo so davvero, è un atto di umiltà e non di sicumera) quanto sia opportuno incasellare negli aggettivi o nei sostantivi. aprirsi “è”. senza aggiunte. può fare male, certo. chiudersi, invece, è assolutamente certo faccia bene? non ci si apre perché si vuole, ma perché fa parte del proprio esistere, del mondo di essere. un conto è aprirsi, un conto è attendersi qualcosa. (e quel qualcosa arriva a prescindere). però capisco ogni tuo timore, ogni tua parola. ti invito soltanto a una riflessione, se avrai la bontà di dedicarle qualche minuto.

          Reply
          1. Avatar Cuoreruotante 12/09/2019 at 22:30

            Non mi sono mai aperta al mondo per averne un tornaconto, né mai l’ho immaginato, sperato o desiderato.
            Mi sono data, in amicizia così come in amore e non te lo sto raccontando per fare la “superiore”.
            Anche il cuore più predisposto deve, ad un certo punto, ritornare al proprio posto.
            È sopravvivenza, è serenità.

            Ps: perché non mi arrivano le notifiche quando rispondi ad un mio commento? Io l’ho messa la spunta, giuro!

            Reply
            1. digito digito 13/09/2019 at 04:47

              non ho mai pensato che ci si potesse aprire per tornaconto. ti sei data (e trasuda da ciò che scrivi) e, grazie a questo darti, sei diventata ciò che sei. non è andata malissimo, non credi? anche a volere procedere per esclusione, a non darti (o a darti centellinandoti) come cresceresti? non c’è rimedio al dolore, l’unico è non sentirlo, è trovare una soluzione che non risolve i problemi, li supera, li lascia alle spalle. si può. basta una candela, basta avere più voglia che paura di affrontarsi al buio. per me la sopravvivenza è avere lunghi scambi al tavolo, davanti a un bicchiere di vino, è una notte al telefono se serve, è un “buongiorno” in chat. la serenità, invece, è guardare tutto ciò che c’è intorno e sapere che, da qualche parte e in qualche modo, la mia vita sta lavorando per darmi ciò di cui ho bisogno. e io mi impegno ancora di più.

              (ah, il feed dei commenti: non funziona. c’è un errore di invio nello script e non riesco a capire dov’è. del resto non posso mica essere bello e anche intelligente :-). dovrei disabilitare la funzione, lo so, ma non ricordo come ho fatto a crearlo, quindi disabilitarlo sarebbe deleterio. del resto, non posso mica essere bello, intelligente e ordinato) 🙂

              Reply
  5. Avatar frida 10/09/2019 at 11:37

    Perdonate se torno sull’argomento, ma il termine ” sofistico” che liberamente traducevo in ” rompiballe “, era generico: non avevo in mente nessuno, men che meno Germano che apprezzo per la sua intelligente visionarietà… ( sic! )

    Reply
    1. digito digito 10/09/2019 at 11:49

      oooh, ma non c’è alcun problema. anche se ti fossi riferita a me, avresti avuto ragione 😉

      questa è casa tua, togli le scarpe e mettiti comoda (ogni volta che passi, ogni volta che ti leggo da te, è una gioia)

      Reply
  6. Avatar frida 10/09/2019 at 12:12

    Grazie.
    Non amo i confidenzial – blog ( strumento che spesso nasconde carenze relazionali ” dal vivo” ) oppure che sono utilizzati come un ” do ut des” nel senso che tu commenti me e io commento te ( con un mare di reciproci ( e spesso opportunistici) complimenti ).
    Ma hai detto bene: qui mi sento a casa mia.
    Anche perché apprezzo l’intelligente ( nella sua varietà ) comunicazione che qui avviene.

    Reply
    1. digito digito 10/09/2019 at 12:49

      detto dalla tua intelligenza, è un’assoluta (e garbata) lusinga. grazie

      Reply
  7. Avatar attimiespazi 11/09/2019 at 18:09

    penso che crescere sia sinonimo di espansione.
    ho sempre immaginato la vita come un fiore che lentamente, piano piano, dischiude i suoi petali al tutto,
    anno dopo anno, esperienza dopo esperienza, offrendo i suoi profumi e i suoi colori unici e inimitabili..

    Reply
    1. digito digito 12/09/2019 at 07:12

      non sono del tutto convinto, ma questo non esclude che tu abbia ragione. ci penserò, davvero. ti ringrazio di essere passata

      Reply
      1. Avatar attimiespazi 12/09/2019 at 09:53

        se hai veramente scelto di amare come hai scritto nel tuo post non devi convincerti di nulla, le risposte sono già nella tua scelta..

        Reply
        1. digito digito 12/09/2019 at 10:04

          not so sure. o riponi in me (sbagliando) aspettative che non merito oppure sono a un livello ancora più basso di quanto io non creda (le due cose non si escludono a vicenda). il corpo di un pensiero prende forma plastica nell’esperienza di sé. non si costruisce il futuro sulla carta, occorre buttarsi nella mischia. ho scelto di amare, lo dico e lo confermo. tutti e indistintamente, e non è un’imposizione, è un normale fluire. ma che questa scelta sia priva di rischi (e persino di “perdite di io”), non lo so. non ho risposte, motivo per il quale è deleterio continuare a farsi domande che trovano riscontro solo nella pratica. però il tuo costringermi a riflettere mi fa bene un bel po’, e te ne sono grato. (flower)

          Reply
  8. Avatar Simona 12/09/2019 at 07:49

    La scelta di amare non è mai sbagliata, bravesimo Digito 🙂

    Reply
    1. digito digito 12/09/2019 at 07:53

      sicura? io no, affatto. ma amo a prescindere. (detto da te, un po’, suona strano. però va benesimo) 🌹🌹

      Reply
      1. Avatar Simona 12/09/2019 at 08:25

        Suona strano il detto da Digito 🙂 😉

        Reply
        1. digito digito 12/09/2019 at 08:26

          gnegnegne 🙂

          Reply
  9. Avatar pino 12/09/2019 at 11:29

    Più che un rompiballe tu sei, con questo gioco di parole, un rompicapo…detto, naturalmente, con affetto 🙂

    Reply
    1. digito digito 12/09/2019 at 12:34

      finché è rompicapo e non rompicaxxo 😉 (è sempre una gioia leggerti)

      Reply
  10. Avatar Bianca 12/09/2019 at 23:44

    Cose dette da sobri ma che si leggono da brilli? 🙂
    Scherzo, vedo qualcosa di bello tra le righe, tornerò a leggerti

    Reply
    1. digito digito 13/09/2019 at 04:52

      buongiorno. esattamente. e più sei brilla e più ci vedi cose belle tra le righe 😉

      (questa è casa tua, torna quando vuoi, se vuoi, come vuoi) ev a nais dei

      Reply
  11. Avatar Antonella 13/09/2019 at 07:56

    Leggere il tuo blog mi fa bagnare. Sei bellissimo.

    Reply
    1. digito digito 13/09/2019 at 08:11

      Ciao. Hai sbagliato blog o miscela 🙂

      Non so cosa dire. Continua a leggermi 😉

      Reply
      1. Avatar Antonella 13/09/2019 at 10:45

        Non mi drogo 🙂

        Ti ho mandato un messaggio su Telegram.

        Reply
        1. digito digito 14/09/2019 at 16:13

          ti ho risposto su telegram

          Reply
  12. Avatar frida 16/09/2019 at 08:06

    Quanti ” sì” abbiamo detto nella nostra vita? E quanti coscientemente e non per superficialità, per convenienza, per mancanza di alternative, per ignoranza delle conseguenze?
    Scegliere di dire ” sì” in modo cosciente è un bell’impegno che prendi con te stesso.

    Reply
    1. digito digito 16/09/2019 at 08:40

      buone domande, certo. ne apprezzo molto il valore retorico e non assolutistico. non ho modo di cambiare ciò che è stato, ma esercito una scelta cosciente per “il poi”. ed è tutto magicamente bello. difficile da descrivere a parole, però ci provo: tutto è vestito di quieta bellezza. (non è andata malaccio, dai)

      Reply
  13. Avatar Marina 16/09/2019 at 09:54

    “non vado mai agli appuntamenti che mi do perché, conoscendomi, so che non ci andrei. non ci vado perché so che non ci sarei.”

    Insomma, sei un tipo affidabile!

    “penso in francese e in inglese, perché non voglio vedere le cose come le vede la mia lingua, ché un idioma è stato coltivato nel passato e di questo porta con sé tutti i traumi che furono.”

    Se io pensassi in quelle lingue, sarebbe come fare tabula rasa.

    “non sono: la mia forza e il mio vivere mi fanno essere. non so che giorno sia, perché non c’è tempo in cui non vorrei essere.”

    Io sono, invece, però è strano, proprio la mia forza e il mio vivere non mi fanno essere.

    “non so cosa so, so quello che so. non so cosa sono, so ciò che non sono.”

    La consapevolezza è tutto nella vita!

    “amo e mi appassiono, ma da spettatore esterno di me, così nessuno mi fa diventare come vorrebbe che io fossi.”

    Ti perdi un mare di cose belle, però!

    “ciò che c’è già non è vero, perché ciò che sono non esiste, non si vede, ma c’è.”

    Aridaje: ho capito, scrivo a un fantasma.

    “percepisco un nulla rispetto a ciò che la percezione mi offre e, questo, fa di me un uomo piccolo piccolo. un crescere in eterno che mi inchioda a terra, accettando di non potere mai diventare l’uomo che vorrei essere ma che ho il dovere di provarci con impegno.”

    🤔🤔🤔

    “sono grato per quello che ho, per quello che ho avuto e che avrò. scelgo di amare. scelgo di provare gratitudine. ho capito che crescere non vuole dire ampliarsi, ma aprirsi. e scelgo in modo cosciente di dire sì.”

    Finalmente, una luce in fondo al tunnel! 🤗

    Reply
    1. digito digito 16/09/2019 at 10:42

      mea culpa mea culpa mea maxima culpa. credo di non essermi spiegato al meglio.

      sono molto affidabile, è che non per esserlo ho scelto di badare al sodo e lasciarmi alle spalle fronzoli, salamelecchi, ricchi premi e cotillons.

      pensare in un’altra lingua rende più vividi, reali e stupefacenti gli oggetti e gli scenari a cui siamo abituati, perché sono parte ormai scontata del nostro quotidiano.

      tra “vivere” ed “essere” scelgo la seconda condizione. perché mi rende partecipe della mia vita, trascende – nei limiti di quello che Huxley ha definito “Intelletto Generale” – la banalità dei gesti, del lavoro, del tempo libero. mi coltivo come posso al meglio di ciò che posso, tendendo a potere sempre di più.

      per quanto mi riguarda, la più alta forma di consapevolezza è quella di rimanere tarati nel tutto (e su questo potremmo discutere all’infinito, probabilmente rimanendo ognuno sulle proprie posizioni). un tutto di cui faccio parte ma nel quale non sono affatto necessario. umiltà, onestà intellettuale – anche e soprattutto nei confronti di sé stessi – aprono porte inimmaginabili.

      può darsi ch’io mi perda cose belle (come potrei saperlo, se me le perdo?) :-), ma con questo passaggio non voglio affatto sottintendere l’assenza di sentimento o qualcosa di simile alla psicopatia, quanto invece la totale assenza di giudizio nei confronti di persone, cose, situazioni. immagino che ogni persona, cosa o situazione, si al punto esatto della scala evolutiva in cui deve essere (una rivisitazione più mimica dell’onda d’urto di schrödinger) e che, da quel punto, non possa fare, pensare o agire diversamente da come fa. una sorta di capsula che, pure escludendo la possibilità di afferrare tutte le cose belle, mi permette di rimanere sempre centrato con minori ricadute su fegato, nevrosi e psiche.

      quello che vediamo, percepiamo e intuiamo non è tutto ciò che esiste davvero. c’è ben altro, c’è quello che le persone non dicono, ci sono i “perché” dei gesti, delle parole e delle situazioni. afferriamo la parte visibile di un tutto più grande. a me interessa quel tutto, ciò che si vede raramente c’è davvero, perché è una maschera sociale, imposta dal tessuto culturale, dalla cultura propriamente detta, dalla vicinanza geografica del vaticano e dalla pressante presenza di suore e prevosti nelle nostre vite, fin dai primissimi anni di età.

      in tutto ciò, almeno nelle mie intenzioni (a quanto pare, me ne dolgo, ampiamente disattese) c’è soltanto gioia. gioia di essere, di partecipare e nel contempo di rimanere quel tanto che basta distaccato per rimanere al riparo da rabbia, frustrazioni e dolori non necessari.
      (ti ringrazio di cuore per esserti presa la briga di leggere tutto, elaborarlo e dire la tua che, credimi, è sempre illuminante)

      (tutto ciò, ovviamente, vale soltanto per me, mica ho pretese di insegnare checchessia a chicchessia)

      Reply
      1. Avatar Marina 16/09/2019 at 14:59

        Trovo stimolanti le cose che dici: giuro che ti prendo sul serio, anche se poi rispondo spesso senza prendermi io, in primis, troppo sul serio. Vedo una profondità che cerco di indagare nei limiti offerti dalla non conoscenza (da lì il tuo essere stimolante). Ammetto che ogni tanto faccio fatica a capire il “dietro le quinte” dei tuoi pensieri, ma non mi arrendo e qualche volta mi basta leggere come rispondi ai commenti per alleggerirmi dal peso di non essere all’altezza delle tue elucubrazioni.

        Reply
        1. digito digito 16/09/2019 at 16:38

          curioso. davvero. perché potrei averlo scritto io a te. probabilmente, però (e lo suggeriscono anche i commenti che lasci qua e là per il web), sarei stato molto meno delicato, dote che ti appartiene anche quando imponi una certa “perentorietà”.

          il tuo “dietro le quinte”, per dirla tutta, è assolutamente delizioso.

          Reply
  14. Avatar Blumalva 17/09/2019 at 15:15

    Mi ricordi, in certi punti, Pessoa.
    Ok, l’ho scritto. (Come esordio non è male… )

    Reply
    1. digito digito 17/09/2019 at 16:47

      ciao, non fraintendermi, eh. apprezzo, chiaramente, ma temo che tu abbia sparato un po’ in alto 🙂

      Reply
      1. Avatar Blumalva 17/09/2019 at 19:42

        Eh lo so. Non si dovrebbe mai scrivere: “Mi ricordi xx “. Per questo il mio esordio è stato indomito e sprezzante del pericolo. (Aspetto la nomina a cavaliere, con la spada sulla spalla)😃
        p.s. l’importante è non sparare sul pianista.

        Reply
  15. digito digito 18/09/2019 at 07:24

    e dillo, su, che parlavi di joão pessoa, ciudad brasileña ridente e amena.

    (io, su qualche pianista, sparerei) 🙂

    Reply
    1. Avatar Blumalva 18/09/2019 at 13:27

      Ebbene sì. La famosissima João Pessoa, parte della mesoregione della Zona da Mata Paraibana. Chi non la conosce?😄
      (Non per allargarmi, ma io sparerei a parecchi. )

      Reply
  16. digito digito 18/09/2019 at 14:13

    chi non la conosce? io, fino a quando non l’ho scoperta stamattina, nel cercare un pessoa pianista per rispondere al tuo commento. non avendone trovaNDONE uno (però c’è un quartetto pessoa), ho pensato che la praia non fosse malaccio. e questo da sobrio.

    ciao, mi chiamo digito
    (“CIAO DIGITO”)
    e sono 20 minuti che non bevo
    (“BRAVO DIGITO”)

    Reply
  17. Avatar cercovalentina 20/09/2019 at 08:17

    “percepisco un nulla rispetto a ciò che la percezione mi offre e, questo, fa di me un uomo piccolo piccolo. un crescere in eterno che mi inchioda a terra, accettando di non potere mai diventare l’uomo che vorrei essere ma che ho il dovere di provarci con impegno”.

    La tua riflessione è la molla che ti fa crescere.

    Reply
    1. digito digito 20/09/2019 at 08:38

      spero, gus, spero. tra alti e bassi, accelerazioni e frenate. l’equilibrio, così come l’equidistanza, sono cose serie

      Reply
  18. Avatar Riccardo Giannini 27/09/2019 at 18:22

    Pensa, io non vado agli appuntamenti che mi do, perché non mi sopporto :D.
    A parte gli scherzi (ma era scherzosa la mia frase qui sopra?) mi piace sottolineare questo pensiero: “amo e mi appassiono, ma da spettatore esterno di me, così nessuno mi fa diventare come vorrebbe che io fossi”.
    Questa mattina ho parlato della mia coerenza, ma ammetto che troppe volte voglio essere non me stesso, ma quel me stesso che vorrebbero gli altri o che gli altri si sono immaginati…

    Reply
    1. digito digito 08/10/2019 at 12:31

      il quesito sull’essere sé stessi è pesante, importante, smaliziato. la propria identità è davvero scissa da ciò che gli altri vedono in noi? intendo le persone che ci conoscono bene, non il tizio con cui si cazzeggia durante la pausa caffé

      Reply

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