col seno di poi

ok. lo ammetto. una volta ho scritto una canzone d’amore. ma era nel pliocene e i pianoforti erano fatti di pietra e zanne di mammut.

era una roba improbabile, c’aveva il culo grosso e, dopo averla appesa per le caviglie a testa in giù fuori dalla finestra, rileggendola e risuonandola, faceva davvero cagare. alla fine c’era anche una sorta di crescendo, che per intonarlo ci voleva maria caRACAllas (quella che cantava alle terme). un’estensione vocale che non è mai stata mia, neppure fossi stato un cappone.

però ‘sta roba qui, ‘sto non sapere scrivere canzoni d’amore, era un’anticipazione di futuro, di un qui e ora che, ora e qui, afferro non esistere.

c’è un qui ma non c’è un ora, a patto che il qui sia un passo in movimento – come una bossanova che diventa jazz – e non può esserci un ora ché ogni momento è vissuto con il senno di poi, come una tetta che penzola mentre cerchi di bloccare un capezzolo con le labbra, orientato al futuro e pronto a lasciarsi dietro alle proprie spalle.

e non c’è più dolore, resta – a tratti almeno e ancora indomabile – un retrogusto di incredulità, qualcosa che sfocia in una lieve nostalgia che dura il tempo di una nota di passaggio, un refrain spazzato via dall’intro del brano successivo.

non c’è più dolore e non c’è aspettativa. c’è solo la consapevolezza che se non c’è da scommeterci su, allora non vale neppure la pena guardare la partita.

è come trovarsi alla sbarra a rispondere di accuse tanto false quanto fantasiose e fottersene della pena inflitta, ché riguarda qualcun altro. qualcosa che non è successa a te, ché te sei estraneo e passavi lì per caso. roba di cui non preoccuparti ché, foss’anche ti tagliassero le braccia, non sono braccia tue.

non c’è più dolore. resta qualcosa di simile all’amarezza, ma un’amarezza che descrivi da fuori. non c’è rumore, c’è solo consapevolezza. e c’è da piangere di gioia e da ringraziare.

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52 Comments

  1. Avatar Claudia 08/10/2019 at 18:42

    Sei consapevole del fatto che ti perseguiteró finché non mi farai sentire almeno il ritornello di questa canzone d’amore, vero??

    Reply
    1. digito digito 11/10/2019 at 08:07

      e tu sei consapevole del fatto che non accadrà mai? anche perché non la ricordo, credo di averla rimossa 🙂

      Reply
      1. Avatar Paola S. 14/10/2019 at 20:11

        Digito esci subito sta canzone!!

        (ho sempre -benevolmente- preso in giro i siciliani che utilizzano il verbo uscire in questo modo; poi mi sono resa conto all’improvviso che a me viene naturale dire in italiano “scendimi il libro” e quindi ho smesso di fare la buffona haha)

        Reply
        1. digito digito 15/10/2019 at 07:21

          io “esci” lo uso in altro modo. e qui mi fermo.

          Reply
  2. Avatar frida 08/10/2019 at 19:18

    La consapevolezza per cui ” c’è solo da piangere e da ringraziare ” pensavo si riferisse solo ai poeti del tempo che fu ( e che non torna ).

    Parole in libertà ( desuete ).

    Aver modo di constatare che è una qualità – se pur relativa – ancora facente parte del genere umano, non può che accendere la mia gioia.

    Reply
    1. digito digito 11/10/2019 at 08:11

      sei troppo buona con me. la realtà delle cose è molto più spiccia. usciamo dalle caverne, il pensiero complesso ci eleva in quanto persone ma non ho mai visto un uomo devoto cambiare una gomma bucata con la preghiera, né un filosofo spegnere un incendio interrogandosi sui perché dell’origine della combustione. siamo contadini, attaccati alla terra come a strisciarci sopra, è così che dobbiamo pensare: cause ed effetto (o, come mi piace di più pensare, effetti e cause).

      c’è qualcosa che va oltre alla commozione, alla bellezza che c’è dappertutto e alla necessità di ringraziare. è la consapevolezza di essere meravigliosi a prescindere, di essere capaci di tutto e decidere in modo spontaneo quale parte di questo tutto coltivare. è una forma di libertà che non prende forma, ce l’ha già.

      Reply
  3. Avatar Simona 08/10/2019 at 21:47

    Del senno di poi ne son piene le fosse, col seno di poi non lo so 🙂

    Reply
    1. digito digito 11/10/2019 at 08:14

      il seno di poi è l’esperienza consumata che non ha bisogno di essere per consumarsi. sei tu nel momento in cui ti poni per quello che sei. è un grande capezzolo da suggere non per fame ma per la necessità di essere sé stessi alle proprie origini.

      il senno di poi, quello, è robaccia per rassegnati umorali, è l’esperienza come la spiega wilde, è un momento di riflessione nato per essere afferrato e che, puntualmente chi più o chi meno, dimentica poi nel momento meno propizio. siamo così. e siamo bellissimi così.

      Reply
      1. Avatar Simona 14/10/2019 at 18:05

        Siamo così, meglio così, abbastanza così 🙂

        Reply
        1. digito digito 15/10/2019 at 06:57

          a me essere così non basta. e neppure “essere” mi appare sufficiente. se di “essere” occorre parlare, allora voglio “essere” come ancora non immagino di potere diventare. un passo alla volta, fino a quando il passo seguente appare chiaro e nitido, non all’orizzonte, ma tanto vicino da essere toccato con le mani.

          Reply
  4. Avatar Daniele Verzetti Rockpoeta® 09/10/2019 at 10:19

    “HIC ET NUNC”

    Estraniarsi da se stessi
    Perché l’adesso non ci riguarda
    Non ci tocca più

    Il “Qui” ancora ci accarezza
    Ci sfiora e ci coinvolge
    Ma il présente non ci appartiene più

    Troppe amarezze
    Fungono da anestetico al dolore del Presente
    Alla ipocrisia dell’ora
    Ed alle futili illusioni di futuro.

    E noi
    Insensibili e distaccati
    Viviamo una vita di altri
    E le nostre braccia non sono le nostre
    La nostra mente non è più dentro il nostro corpo
    E la nostra vita è un apatico tapirulan che scorre lentamente
    E sempre nella stessa direzione,

    DANIELE VERZETTI ROCKPOETA®

    Reply
    1. Avatar Marina 09/10/2019 at 14:32

      La nostalgia è dannosa tanto quanto il dolore lasciato dal ricordo. Il dolore vivo è l’acquazzone che ti investe tutto in una volta, la nostalgia è la pioggerella fitta che non te ne accorgi, ma finisce per inzupparti ugualmente.
      Non sai scrivere canzoni d’amore, però sei ispiratore di poesie: anche questo potrebbe essere un buon motivo per piangere di gioia.

      (O.T. Volevo già da un po’ aggiungere la tua pagina al mio blogroll; l’ho fatto come con gli altri siti, ma il tuo non si autoaggiorna, è fermo a un post risalente. Hai idea del perché?)

      Reply
      1. digito digito 11/10/2019 at 08:20

        non sono certissimo di essere d’accordo con te. nelle mie corde la nostalgia è un sentimento bellissimo, la misura che il tempo non sia stato del tutto perso e che l’auto-augurio che certe sensazioni possano essere rivissute. non è una triste ode a ciò che non c’è più, è il ringraziamento per ciò che c’è stato. ma non intendo scartare a priori il tuo punto di vista.

        non credo di ispirare (e forse non voglio neppure farlo)

        ah, il percorso ai feed è cambiato, se vuoi – e te ne sono grato – nel blogroll puoi inserire questo percorso http://feeds.feedburner.com/digitoergosum/WwsK)

        je t’embrasse

        Reply
        1. Avatar Marina 11/10/2019 at 18:45

          Bello il tuo punto di vista, sicuramente meglio del mio velato da un’ombra di pessimismo. A me la nostalgia ha sempre fatto l’effetto di un cappotto che non è mai riuscito a coprirmi del tutto dal freddo: mi ha sempre illusa di tenermi al caldo, invece ha solo spostato tutto il gelo dei ricordi nelle parti lasciate scoperte.

          Grazie per avere risolto il problema del percorso del feed. Ci tenevo veramente. 🤗

          Reply
          1. digito digito 12/10/2019 at 11:26

            garbata amica virtuale, il tuo, di punto di vista, non mi dispiace affatto. la delicatezza che hai dimostrato nel “confrontarti con me in questa discussione” dice molto di più di quanto tu non abbia detto. emerge consapevolezza, chiarezza di intenti, idee e sentimenti. in questo momento provo una forma di orgoglio, di fierezza per te. ti ringrazio

            (e grazie anche per il feed, sei gentile)

            Reply
    2. digito digito 11/10/2019 at 08:16

      daniele. mi hai fatto un regalo che mi riempie di gioia. i tuoi versi sul mio blog sono come la bottiglia che augura buon viaggio alla nave. non ho parole perché, parafrasandoti (con un filo di vergogna e tanta tanta inadeguatezza) “le mie parole non sono le mie” e non potrebbe che essere così perché, in una sorta di astrazione, continuano senza pretesa le tue.

      grazie di cuore, daniele. grazie di cuore

      Reply
      1. Avatar Daniele Verzetti Rockpoeta 11/10/2019 at 10:11

        Grazie a te sono profondamente commosso dalla tua risposta. Hai ragione quella famosa birra insieme dal vivo dobbiamo proprio bercela ed incontrarci prima o poi.

        Reply
        1. digito digito 11/10/2019 at 10:17

          allora facciamolo. offro io 🍻

          Reply
    1. digito digito 11/10/2019 at 08:23

      se per te suona splatter, allora probabilmente lo è 😉

      Reply
  5. Avatar attimiespazi 12/10/2019 at 13:07

    mi è sempre piaciuto immaginare che tutti gli attimi che viviamo siano note musicali –
    a volte stonate, a volte armoniose, a volte acute, a volte dolcissime –
    che compongono quell’unico, prezioso e irripetibile spartito che è la nostra vita..

    Reply
    1. digito digito 12/10/2019 at 17:10

      che meraviglia. davvero. fa bello, sembra armonia anche nei momenti meno andanti

      Reply
  6. Avatar Paola S. 14/10/2019 at 20:22

    Proprio poco fa in risposta da me parlavo della differenza che dò ai vari sentimenti come la tristezza, la nostalgia e la malinconia. Io più che note musicali per distinguerli uso profumi e colori.
    La malinconia e la nostalgia sono forse i sentimenti che più provo in modo intenso e frequente.
    Come un pugno dritto nello stomaco per ore mi si appiccicano addosso e non c’è modo di mandarli via…e lo trovo bellissimo. Non mi serve nemmeno chiedere perché o per cosa. Anzi, meglio, a volte nemmeno mi serve che ci sia un perché o un per cosa.
    A volte mi basta solo lasciarmele addosso.

    Ieri ho cominciato ad affrontare gli errori che ho commesso in questi mesi, un mio amico oggi mi ha scritto un messaggio e mi ha detto che sto facendo la cosa giusta e che sono stata brava ad avere le palle di affrontare la situazione. Quanto sono belle le persone così? E soprattutto…che c’entra questa parte del commento con te? XD Niente, ma mi è venuto di dirlo a te, qui, e l’ho fatto.

    Reply
    1. digito digito 15/10/2019 at 07:04

      qui puoi dire tutto quello che ti senti (puoi anche insultarmi, ma è una prerogativa che sarebbe ragionevole lasciare alla mia ex moglie).

      tra l’altro capita a fagiolo, il tuo commento. stanotte, tra una pagina e l’altra, mi sono soffermato su un pensiero che condivido con te (per la modica cifra di 3 euro 😊): cerchiamo sempre di fare la cosa giusta, ma a volte per i motivi sbagliati. così la cosa giusta diventa sbagliata anch’essa. (facciamo due euro, va, ore che l’ho letta, ‘sta cosa, sembra una ca__ta.

      ma questo non dequalifica il tuo pensiero e il messaggio del tuo amico, al contrario, è fortemente probabile che abbiate ragione entrambi.

      riguardo al modo in cui gestisci i sentimenti, è cosa tua. quindi giusta e inappellabile. risalire alla loro origine o lasciarli appesi come lenzuola è irrilevante, conta ciò che preferisci fare.

      pensa che meraviglia: te sei te e quello che decidi è legge. perché sei dio (non nel senso religioso del termine, eh) e se cerchi dio fuori di te, stai solo perdendo tempo.

      sei una donna formidabile. e ora stacco, ché i commenti più lunghi dei post andrebbero puniti dal codice penale.

      Reply
  7. Avatar Paola S. 15/10/2019 at 11:18

    Fare la cosa giusta per i motivi sbagliati… Fare la cosa giusta per i motivi sbagliati…o fare la cosa giusta per i motivi giusti ed ottenere comunque la cosa sbagliata… Fare la cosa giusta per i motivi giusti ed ottenere comunque la cosa sbagliata…
    Questa me la segno, perché sono sicura che mi tornerà indietro come un boomerang.
    Al momento ho fatto la cosa sbagliata per i motivi giusti. Anzi, ho fatto la cosa sbagliata forse senza un motivo. Ad ogni modo, rifletto su una cosa: io sono dio (con la lettera minuscola lo sono), sono padrona del mio destino ma il fatto è che inevitabilmente il mio destino influenzerà quello di un altro dio e un altro dio, a sua volta, starà influenzando il mio…

    Reply
    1. digito digito 15/10/2019 at 12:00

      e a questo non c’è rimedio. o, se c’è, non lo vedo.

      Reply
  8. Avatar Enzorasi 27/10/2019 at 12:58

    Al di là della tua canzone d’amore sulla quale nutro alcuni dubbi, ti comunico che il mio chiamiamolo blog, ultimo e solo, è tra poco nuovamente visibile in rete.

    Reply
    1. digito digito 27/10/2019 at 13:04

      buongiorno (e grazie di essere passato).

      lieto di sapere ancora online, dolente che tu nutra dubbi. passerò a leggerti appena avrò tempo. buona giornata

      Reply
  9. Avatar lapoetessarossa 28/10/2019 at 15:15

    Buongiorno,
    grazie per il like alla mia “corsivo” poesia “corsivo”. Il tuo like mi ha portata a casa tua, il che mi ha fatto, e mi sta facendo, sorridere parecchio. Ah, ben inteso, sorridere è quello stato per cui il cervello è tutto contento di leggere paroline interessanti, che lo solleticano. Così prima ho vagato poi ho considerato di dare uno sguardo all’incipit. Volevo metterci un commento ma poi ho preferito farlo su questo post.
    Il post della canzone dimenticata. Quella che aveva un nome nell’ultima strofa, ma non i soliti lunghi capelli, né un tramonto, e neppure un letto sfatto. Quella che non avevi preso per mano. Era la canzone di un passo dopo l’altro, che si camminava in salita, aveva un po’ di vento nel ritornello, un piatto rotto e profumo di pane. A me sembra di ricordarla così. O forse è quella poesia che alla fine non ho mai scritto e c’era il cestino della carta pieno di fogli appallottolati.
    L’amarezza è qualcosa che ti senti in bocca e non va via. Vorresti una mentina, una caramellina allo zenzero, uno zuccherino, per farle cambiare sapore. Ma l’amarezza si chiama proprio così, si vende sempre senza pubblicità anche se non la trovi alle casse, magari nascosta tra i tic tac e l’uovo kinder. L’amarezza non ha la carta argentata e non fa il cri cri crac quando la scarti. Anzi.
    Sì insomma a volte ti trovi in bocca quel sapore lì ma dopo passa. E ci scrivi la canzone, la poesia, la pagina di diario, la lettera mai spedita. Poi succede qualcosa e l’amarezza passa e il sapore che arriva dopo è tutto nuovo che ti sembra di non averlo mai provato. Che poi è vero.

    Reply
    1. digito digito 28/10/2019 at 18:25

      ma che meraviglia di commento! grazie (molto meglio del post).

      l’amarezza fa sentire vivi, registra qualcosa che non va come vorremmo e ci aiuta a tararci sull’avere meno aspettative, ma si lava facile. e poi passa, giusto il tempo di chiedersi cosa fosse e perché.

      la cosa bella è che, quando succede qualcosa, poi succede subito qualcos’altro che ci distrae. e poi c’è chi dice che la vita non è un miracolo 🙂

      (grazie di avere illuminato questa pagina col tuo commento, di cuore, davvero)

      Reply
      1. Avatar lapoetessarossa 28/10/2019 at 18:51

        C’è tutta una scala di sentimenti, ognuno ha la propria, che a seconda del verso in cui la prendi, la sali (la pepi, …sappi che sei contagioso) , la scendi e ti senti comunque vivo. A volte scendi tipo da Trinità dei monti, come donna sotto le stelle degli anni 90, più radiosa del papa nel giorno di Pasqua e fai pure miracoli. A volte sali su una scala col precipizio alle spalle e senza sicurezza. E caschi e precipiti come nel film quando il problema è l’atterraggio. Perciò saliamo scendiamo ci fermiamo, saltiamo dal terzo gradino e la vita va così. La cosa fica è che arrivi in un’età in cui lo sai che va così, e vai in sbattimento il minimo sindacale per avere il giusto conforto di amici parenti pet therapy blogger, blogger dopo la pet therapy, last but not least.

        Grazie a te che illumini la blogsfera, termine caduto in disuso o voce dotta.

        …ah! io caffè amaro 🙂

        Reply
        1. digito digito 29/10/2019 at 06:26

          (la pepi è geniale). la scala dei sentimenti è talmente soggettiva da meritare l’insondabilità esterna. ognuno la sua, condivido il tuo pensiero, ognuna giusta e perfetta così.

          di caffè non ne bevo più, alla mia età se ne prendo uno oggi non dormo tra due notti. c’ho il ritardo biologico. però la vita è bella, vedo meraviglia ovunque, vedo gesti d’amore che mi commuovono e dai quali mi lascio commuovere. hai in mente quando di molte cose di sei rotto il ca__o? ecco. così. prendo ciò che mi fa bene e lascio fluire ciò che deturpa la mia personale (e quindi insindacabile, in assenza di ottiche e pensieri migliori) interpretazione di vita. ed è bello così.

          Reply
          1. Avatar lapoetessarossa 29/10/2019 at 10:07

            Buongiorno.
            Io mi sto esercitando a lasciar fluire, ma noi femmine siamo geneticamente destinate a non lasciare scappare nemmeno una virgola. Deve essere una questione di evoluzione della specie. Una volta ho letto una frase che diceva più o meno che che si tenta si soffre si lotta ma le persone non sono di nessuno, nel bene e nel male. Che è verissimo e in fondo siamo tutti unici e per questo più che in Via di estinzione (il c.a.p. non me lo ricordo).
            Esiste la meraviglia. Ci credo alla meraviglia. A Dio no ma alla meraviglia ci credo eccome. La meraviglia è come una palla di cannone che ti colpisce in petto, e poi ti esplode dentro. Poi non sei più lo stesso o la stessa. La meraviglia non ti fa a brandelli (lì ci provano le delusioni ma qui devi imparare a non avere aspettative, ma fermarti a desiderare soltanto, perché i desideri mica si avverano sempre, invece le aspettative son già sul binario con la locomotiva che sbuffa)

            in tutto questo mi sono dimenticata di presentarmi! mi chiamo Silvia. Ciao!!

            Reply
            1. digito digito 30/10/2019 at 07:07

              ciao silvia, buongiorno. prima che mi dimentichi, mi chiamo germano (è evidente che i miei genitori hanno usato una fantasia fervida, ma tant’è)

              lasciare fluire, in mai ambol opinion, non si esercita. sarebbe forzare qualcosa che deve venire naturale e, a patto che di esercizio occorra parlare, è altrove che va fatto, non nel lasciare fluire in sé ma in qualcosa di embrionale, che ora e qui mi viene da chiamare “accettazione incondizionata”. e te dirai, “eh, ma così è come essere cani, che accettano tutto senza fiatare”. e io ti risponderei “giusto. proprio così”. chi ha detto che non possiamo imparare dai cani?

              la meraviglia esiste. ma il discorso (sempre soggettivo) è lunghetto. esiste nella misura in cui la vedi. e, a dirla tutta, per me esiste pure babbo natale, non tanto come figura in sé ma come esperimento di trance collettiva. centinaia di milioni di bambini che, ogni anno, aspettano con ansia e con il nasino all’insù, danno corpo, vita, anima e fiato a babbo natale.

              la meraviglia esiste, e te ne fai parte. fattene una ragione, arrenditici.

              Reply
              1. Avatar Silvia 30/10/2019 at 14:43

                Buongiorno Germano,
                anche il tema della propria natura e dell’essere fedeli a cio’ che siamo meriterebbe un lungo discorso. Imparando dai cani posso essere un rottweiler ma anche una tenera cucciolona di labrador dai languidi occhioni, un chiuaua mai, piuttosto un meticcio scomposto col pelo arruffato e l’intelligenza sorniona di chi ha almeno sette razze nel curriculum. Bau! Qua la zampa, ma cave canem!
                Diciamo che se ti siedi senza permesso nella mia cuccia ti azzanno senza ringhio di avvertimento, ma se ti fai annusare e mi piaci (non serve la salsiccia in tasca, certi trucchi li ho imparati a mie spese) non solo ti faccio accomodare ma ti lascio anche la copertina preferita per avvolgerti e fare le nanne cucciole.
                Detto questo, impariamo dai cani. Compreso fare festa quando incontriamo qualcuno che non vediamo da tempo, ma anche tutti i giorni, (e non ha le salsicce in tasca) che vuol dire, fuori di metafora ed economicamente emotivamente parlando costa meno un sorriso di un bofonchio.
                La meraviglia è sapersi stupire. Osservare e vedere, infilare il naso nel fiore e le mani nell’acqua del torrente.
                Per questo adesso c’ho le mani ghiacciate e starnutisco polline. E vedo cappelli di elfo che spuntano dietro la scrivania. (effetti speciali quando qualcuno ti dice che sei meraviglia… G R A Z I E ! )
                Dai adesso dimmi tu (tu diresti te) cosa vedi?

                Reply
                1. digito digito 30/10/2019 at 14:49

                  non vedo capelli spuntare, sono calvo.

                  cosa vedo io? è del tutto ininfluente. vedo gente bella un bel po’ ovunque, vedo scott (il mio cane) che restituisce amore, vedo la musica, vedo che le mancanze svaniscono e lasciano spazio a nuovi modi di riempirsi. vedo pregiudizi e ne sto alla larga. ma vedo anche che sto facendo una fatica assurda a non cedere alla tentazione di fare infelici accostamenti (la salsiccia in tasca è una tentazione troppo forte) 🙂

                  Reply
                  1. Avatar Silvia 30/10/2019 at 14:53

                    ho scritto salsiccia. non banana! :-0

                    Reply
                    1. digito digito 30/10/2019 at 15:03

                      vabbeh, e fammi fare il maschio becero, ogni tanto (in ogni caso, ora, “banana” lo hai scritto) 😃

    1. digito digito 30/10/2019 at 15:12

      i mignotts! li avevo dimenticati 🙂

      Reply
      1. Avatar Silvia 30/10/2019 at 15:24

        te lo rivelo solo perché sei tu e meriti di sapere questa perla. nel mio lessico famigliare i “mignottini” sono in pantaloncini corti di jeans, inguinali. insomma quelli da mignotta che ai tempi in cui potevo permettermelo indossavo con fierezza. li tengo di ricordo, come una reliquia.

        Reply
        1. digito digito 30/10/2019 at 16:07

          i mignottini del mulino bianco? (sembra un tipo di biscotto)

          belli quei jeans lì. li indossava anche daisy (hazard, roba vecchia che davano alla tivvì)

          se in italia li indossavi con fierezza, in mongolia li avresti indossati con mongolfierezza. giusto.

          Reply
          1. Avatar Silvia 30/10/2019 at 16:49

            daisy è più gnocca di me, devo ammetterlo 🙂

            (i tupi commenti sono contagiosi, ci vorrebbe il vaccino — 🙂 ma poi si scatenerebbero i no vax!)

            Reply
            1. digito digito 30/10/2019 at 16:59

              ti accontenti di poco. molto poco. 🙂

              Reply
              1. Avatar Silvia 30/10/2019 at 17:03

                oh no, io vorrei molto di più. anzi vorrei tutto. ma mica te lo posso dire subito.

                ops, mi è scappato 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

                Reply
                1. digito digito 30/10/2019 at 17:05

                  te l’ho detto, io, che t’accontenti di poco 🙂

                  Reply
                    1. digito digito 30/10/2019 at 19:19

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                      campione del mondo di pochezza, di astio e rancore, di astici e rancorici, di altre cose brutte. se vuoi posso darti l’indirizzo email di chi lo sostiene, così verifichi di persona 🙂

  10. Avatar lapoetessarossa 30/10/2019 at 22:08

    Fa lo stesso. Ormai sono tristissima. Irrecuperabilmente tristissima.

    Reply
    1. digito digito 31/10/2019 at 04:35

      mi spiace. non devi essere triste per la stupidità altrui. se non sono tristi gli stupidi, perchémmai dovresti esserlo te?

      Reply
      1. Avatar lapoetessarossa 31/10/2019 at 07:06

        Buongiorno, la tristezza è come il mal di testa, passa dopo un buon sonno.

        Oggi prometto sorrisi anche perché se mi aggiustano la lavastoviglie non devo comprarla nuova.

        (Lavare i piatti è tristezza, tranne quando sei in vacanza)

        Reply
        1. digito digito 31/10/2019 at 07:22

          lieto che la tristità se ne sia andata. la lavatrice è una delle più grandi invenzioni dell’uomo. dopo la ruota. se la lavatrice ha le ruote, allora, è bingo!

          Reply

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