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testi sperimentali che hanno senso solo per diversamente sottodotati. storie che non si capisce mai come vanno a finire

guardare il mondo dalle tue finestre è forse ancora più bello che portarti nella pancia. rileggere tutti quei libri spettinati, riaccoppiare calzini spaiati e ricordi spariti, fino a farsi mancare il lineamento di un mento che a malapena si ricorda.

ognuno di noi ha due io (gli ii), è che io non c’entro con quello che metti al centro. svestendoti del mio amore ripiegalo bene e lascialo lì come lo hai trovato, che non si vedano i cartellini coi prezzi, perché l’amore non lo apprezzi ma non è compito tuo.

cercherai le mie parole nella memoria, e non le troverai. pregherai di sentirle un’altra volta e non le sentirai. non ci saranno più i miei occhi a guardarti mentre ti fai il segno [...]

qui da me avrai pane e un bicchiere sempre pieno, un letto morbido e lenzuola pulite, avrai una mano da stringere nei momenti di paura e una mano che alzerà la tua quando il peggio sarà sconfitto.

chiunque soffre è mio fratello.e soffro con lui finché ci sarà speranza, ch’è l’ultima a morire perché prima muoiono tutti gli altri.​

se dovessi scegliere da che parte schierarmi, tra destra e sinistra, tra santi e diavoli, starei dalla parte di chi soffre ed è pronto a cambiare, lottare e rinnovare il modo in cui guarda al mondo.

vivere è una cosa bella e seria. roba non da tutti,

(astenersi perditempo, milanisti e juventini)

karma, parola sanscrita, ha un significato e quindi due: vuole dire azione ma anche conseguenza dell’azione stessa. e te dirai “#sticazzi?”. e io ti dirò, “c’hai ragGione, c’hai”. mapperò è come se ti dicessi che automobile, oltre al significato canonico, significa anche ammasso di lamiere e plastica che resta dopo avere centrato un muro a 120 km/h.

nella nostra cultura (quella occidentale e accidentale), il termine karma viene spesso alternato al termine destino (oppure fato, meglio noto con il nome di fato turchino). a patto che karma e destino esistano (tralasciando il loro senso culturale-iconografico*

altra notte a cercare una risposta che non arriva, che le risposte, anche a lasciarle sul comodino, se ne vanno in giro per conto loro. libro sulla pancia, occhi che una corda sembra tenere perpendicolari al soffitto, braccia dietro la testa e mani che si intrecciano sotto il cuscino. poi un’illuminazione che ti racconto qui sotto, nel file audio.

La rete della vita – Fritjof Capra

tutto questo non è meraviglioso, sbalorditivo? non è una forma infinita di bellezza? non è illuminante? come cantava umberto tozzi “danza, sento che si illumina la panza“. (i fan di tozzi sono fantozzi?)

la vita è un posto meraviglioso, e ci andrei pure in vacanza. e te, quando entri nella [...]

rileggendo vecchie email e leggendo un po’ di post sparsi qua e là sulLA internet, ho avuto un momento di introspezione e sono rimasto incinto giunto a un paio di conclusioni che fisso qui, per non dimenticarmene quando l’Alzheimer non sarà più galoppante e mi sarà compagna fedele.

sono balitudini, per carità, però repetita iuvENTUS e, per chi mastica l’afrotruscotracamanocubano, repetitio est mater studiorum. se è un tg fatto male, invece, è studiorum apertum. ma andiamo avanti.

non ci sono incidenti, non ci sono vittime. ognuno è responsabile della propria evoluzione e, l’evoluzione, è un percorso fatto di cose meravigliose ma anche di prove (tentativi) ed errori che, a loro modo, sono ten [...]

valeria ha uno zaino appeso al muro, inchiodato come un tizio leggermente più famoso. un simbolo di libertà, qualcosa da caricare in spalla e, non so se hai in mente, correre giù dalle scale che gli amici ti aspettano di sotto.

valeria, però, non può camminare. anzi, meglio. valeria non ha mai potuto camminare. quello zaino, crocefisso al muro come un tizio leggermente più famoso, è significante di un significato che valeria non sa. eppure è lì. e per valeria, lo zaino che non serve né a lei né al personaggio leggermente più famoso, ha un significato che va oltre il noto e il conosciuto.

la zia di valeria ha passato i migliori 30 anni della sua vita a preparare il corredo. sai, quei corredi che si fanno a mano, coi bordi di [...]

scattata nei pressi di casa, autore sconosciuto

mamma e papà digito

c’eravate quando, nel 2007, in un momento di apatia neuronale e di anoressia metodico-mentale, ho aperto il mio vecchio blog, non ci siete oggi che ho “cambiato casa”, ma ci siete uguale.

per portarvi anche qui, come se ci fosse bisogno di portarvi in un posto o nell’altro, come se non foste già in ogni posto in cui vado, lascio alla memoria del web le vostre foto.

m [...]

 

se sei qui, probabilmente è perché hai perso tempo a leggere il mio vecchio blog (questo qui), eventualità che suggerisce due cose: non sai cosa fare della tua vita e vecchio lo dici a tua cugina.

 

puoi lasciare commenti (anche anonimi, ma solo se sei la mia ex moglie), puoi iscriverti ai feed (ma se SAREI in te non lo FACESSI) in modo da essere il secondo a sapere che ho scritto qualche minchiata.

 

per il resto, nella pagina contatti trovi modo di scrivermi e, se usi tel [...]

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